La Chiesa di San Domenico

La presenza dei Domenicani in Oria risale al 1280 ove si erano stabiliti nel Monastero dei Calogeri Basiliani ( S. Domenico Vecchio ) in Piazza Manfredi.

Nel 1572 si trasferirono nel nuovo e più grande convento fuori Porta Lecce, accanto al quale, edificarono la chiesa, dedicandola a S. Maria delle Grazie.

La Chiesa fu restaurata tra il 1765 e il 1775, mentre il Convento fu abbandonato dai Domenicani nel 1809 dopo la soppressione dei beni monastici. Passò al demanio che lo cedette nel 1831 all’Arcidiacono Renato Lombardi, che adibì il convento a centro sociale istituendovi il “Ritiro Maria Immacolata”, ove vennero ospitate donne nubili, orfane e povere.

La Chiesa, poiché dichiarata utile al popolo, rimase aperta al culto. La facciata originaria, modificata nel 1765 dal tarantino Saverio Amodio, rimase inalterata sino al 1897, quando venne radicalmente trasformata in stile neoclassico. E’ impostata su due ordini di paraste sovrapposte, in stile dorico e corinzio con la parte centrale lievemente avanzata. Il portale è sormontato da un timpano semicircolare che contiene una struttura raffigurante un cane con un libro, simbolo dei Domenicani, e da un’elegante finestrone.

L’interno, a croce latina, con volte a crociera, ha un’unica navata su cui si aprono tre cappelle per lato, di cui quelle a sinistra furono aggiunte nel 1700, inglobando parte del chiostro mentre quelle di destra sono di impianto originale.
All’interno, da destra, troviamo la Cappella della “Presentazione al Tempio” con un fastoso altare barocco in pietra leccese del 1670, laccato in oro nel 1701 con tela di G. Zullo; la Cappella di S.Anna con la tela della “Natività della Vergine” ( sec. XVII ); la Cappella del “SS.Sacramento” con la tela raffigurante “L’ultima Cena” ( sec. XVII ) di autore ignoto. Nel transetto insistono due imponenti e monumentali altari in pietra leccese, riccamente decorati, attribuiti a Giuseppe Cino e datati intorno al 1718.

Gli altari contengono rispettivamente la tela di “S.Domenico” (Papagiorgio, sec.XVII) e quella della “Madonna del Rosario” (sec. XVIII). L’abside contiene tre tele quadrilobate che raffigurano “l’Annunciazione”, “la Pentecoste” e “l’Assunzione di Maria” (sec. XVIII)
Proseguendo verso la porta troviamo la Cappella del “Cuore di Gesù” con la tela della “Lavanda dei piedi” (sec. XVII); la Cappella di “S.Vincenzo Ferrer” con un dipinto di D.Bianchi del 1734 raffigurante il Santo domenicano; infine la Cappella del “Crocifisso”.

Nella sagrestia sono conservate pregevoli opere pittoriche, mentre interessante è il chiostro dell’antico Convento, attiguo alla Chiesa